Nelle sue numerose opere, Raffaele Gaetano ha elaborato una visione «attiva» del pessimismo leopardiano, filtrata attraverso la lente di ingrandimento dell’estetica. Per Gaetano, l’estetica non deve limitarsi allo studio delle espressioni artistiche ma, prendendo atto dell’ineluttabilità del dolore umano, costruire una nuova visione del mondo, la cui manifestazione esemplare è la vita come «opera d’arte».
Tale consapevolezza lo ha indotto a spaziare in campi di ricerca diversi e a un tempo complementari, capaci, oltre le mode e le apparenze, di incidere profondamente nella coscienza moderna: dall’Estetica alla Letteratura di viaggio, dalla Critica alle Forme del linguaggio poetico, dalla Fenomenologia dell’arte alla Storia delle idee. I suoi studi più recenti hanno riguardato la percezione del paesaggio letterario in rapporto alle categorie del Sublime e del Pittoresco. In questa nuova prospettiva di ricerca, visione estetica e percezione del paesaggio sono strettamente legati tra loro, fino a diventare il paradigma di un’idea del mondo che mette al centro l’«uomo-opera d’arte» nel suo tragico rapporto con la natura e l’indecifrabilità dei tempi moderni.
È attorno a questo sentire che si sviluppa Solitudini, del 2024 (Laruffa), tradotto in francese nel 2026 da Giovanna Romanelli con il titolo di Solitudes (Laruffa), raccolta di pensieri nella quale l’autore esplora, con stile lirico e profondamente malinconico, temi tipici dell’isolamento e della vulnerabilità come il tempo, le illusioni, la memoria. Percorso proseguito in altre opere, rilanciando la traiettoria di un serrato colloquio con la propria interiorità: Il filosofo in paltò, del 2026 (Laruffa), e La precarietà dell’istante (Laruffa).